Mannish Style

C’è stato un tempo, neanche troppo lontano, in cui essere donne era ancora più difficile di quanto non lo sia adesso. Un tempo in cui bisognava conquistarsi uno spazio ed una credibilità che nessuno era disposto a pensare possibile, figurarsi a concederla. Proprio in quel tempo donne piene di talento, forti, indipendenti seppero creare una tendenza, che ancora oggi quasi cento anni dopo spopola su tutte le passerelle. Indifferenti rispetto alle mode ma con la sola convinzione che la parità nell’abbigliamento e nella vita fosse essenziale e di diritto alcune di loro prestarono il loro corpo ed il loro volto per le campagne femministe. È questo il caso di   Marlene Dietrich e Katherine Hepburn che  furono delle pioniere dello stile andro-chic. Seducenti, bellissime ed intelligenti sono loro ad aver ispirato la condivisione dell’armadio fra uomini e donne. Maschile e femminile uniti in una figura strana, particolare, all’epoca inusuale. Senza paura e a volto scoperto queste donne, come molte altre del loro tempo sentirono l’impulso di sfidare le leggi maschili imponendosi, di fatto, anche attraverso l’abbigliamento.

 

 

Katherine Hepburn e Marlene Dietrich, icone del Mannish style.

 

 

Quello che oggi è uno stile riprodotto e copiato in tutto il mondo un tempo veniva chiamato, in tono dispregiativo “Tomboy”. Le donne tomboy  secondo l’OED, dizionario della lingua inglese di Oxford, sarebbero quelle donne d’atteggiamento maschile, maleducate e scorrette. In poche parole inopportune. Jean Seberg, Diane Keaton e più di recente attrici come Diane Kruger, Angelina Jolie e Emma Watson hanno preferito spesso questo stile nelle occasioni più importanti. Manifesto femminista, punto cruciale della nostra storia recente e ricetta di stile sempre elegante, lo stile mannish ha portato nel nostro guardaroba la cravatta, il papillon e lo smoking. Capi che oggi più che mai sono presenti sui red carpet ed indossati dalle donne più desiderate e ambite del pianeta.

 

 

 

Diane Keaton in "Io ed Annie", famoso film di Woody Allen.

 

Angelina Jolie ed Emma Watson hanno utilizzato in diverse occasioni lo smoking sui red carpet come abito da grande occasione.

 

 

Una battaglia che una volta vinta ha portato gli stilisti più famosi del mondo a ripensare all’eleganza, a capire come adattare questi elementi a forme più delicate e femminili senza fargli perdere il valore di sensualità che avevano saputo evocare.  Stiamo parlando di Vivienne Westwood, Prada, Alexander Mc Queen, Emilio Pucci e ovviamente Saint Laurent. Fu infatti proprio quest’ultimo che fece conoscere al mondo la potenza dello smoking da donna nel 1966 svelandone tutta la straordinaria femminilità. Saint-Laurent sapeva bene che nella sua epoca la strada dell’uguaglianza fra uomini e donne era ben lontana e che l’aver messo un abito maschile ad una donna era semplicemente ricreare un’atmosfera più che riuscire a parlare di diritti. Dichiarò infatti che “Il pantalone è un vezzo, un fascino supplementare, non un segno di uguaglianza o di liberazione”. Semplice amore per la novità, genialità innata o senso d’eleganza,  l’intuizione di Saint-Laurent, fu quella di creare nel vasto mondo della moda un capo  davvero nuovo che sapesse parlare alle generazioni future, in maniera trasversale ad ogni tipo di genere. Non è un caso allora che nel 2013 lo stile mannish abbia animato proprio la passerella della casa madre, festeggiando l’arrivo del nuovo direttore artistico Hedi Slimane. Nello stesso anno anche l’impeccabile interpretazione dello smoking da parte di Alber Elbaz per Lanvin.

 

 

 

Yves Saint-Laurent con Catherine Deneuve nella sfilata del 1966 in cui venne presentato lo smoking da donna.

 

Diane Kruger posa per una famoso magazine mostrandosi in uno degli stili che più ama: il Mannish!

 

 

Gli stessi papillon, da usare come accessori e gioielli, hanno spopolato nelle passate stagioni imponendosi e sorprendendo nella interpretazione di Margiela che ha proposto un papillon in cuoio ricavato e  quasi incastonato in una struttura da scarpa da uomo. Grazie all'indiscusso talento delle donne con gli abiti, poi, abbiamo in breve tempo capito forse meglio degli stessi uomini come utilizzare i loro abiti. Le stesse cravatte, per noi molto meno strutturate nella posizione e sostanzialmente indossate con più creatività, sono più facili da annodare. Ne ricordiamo meglio passaggi e varietà di nodi e sappiamo cambiarne l’aspetto ogni volta che vogliamo, trasformandole di tanto in tanto in fiocchi bassi e asimmetrici. Sappiamo distinguere fra nodo alla Windsor e alla Balthus, non tanto forse perché ci importa ma perché sappiamo che la nostra storia è passata anche di lì. E anche se oggi il valore che gli diamo è semplicemente quello di farci apparire più sexy e accattivanti una cosa è certa: possiamo essere qualunque cosa vogliamo  e cambiare ogni giorno anche grazie a chi veniva chiamata "Tomboy".  A loro forse andrebbe dedicata qualche volta in più quella libertà che oggi diamo per scontata, a loro va forse un grazie per questa sensazione di poter cambiare esteriormente pelle ogni volta che vogliamo.

 

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