La rivincita delle donne normali!

Capita spesso, ad ognuno di noi, di affezionarsi a personaggi immaginari. Non importa che non siano reali, che facciano parte di serie tv o siano personaggi secondari di film: qualcosa ce li fa amare. Sono donne e uomini che vorremmo essere, persone che ci provocano sorrisi ironici e autocritiche e poco importa che siano una costruzione. Capita che alcune celebrità riescano ad essere amati per un personaggio talmente tanto da essere identificati con quello, da essere l’estensione nella vita reale di quella figura immaginaria. Poi, alle volte, capita che molte persone amino uno stesso personaggio, tantissimo, talmente tanto da far arrivare la serie tv in testa alle più viste, da far vendere molti biglietti al botteghino di un cinema o molti magazine solo perché parlano di quella persona, di quel personaggio. È capitato con Julia Roberts quando interpretò Pretty Woman: molte donne si calarono in quel sogno, in quella speranza, in quel sorriso. Poi arrivò Sarah Jessica Parker, con Carrie e le sue amiche in Sex&the city e fu il delirio. L’ironia, la sensazione di non arrivare mai a patti con la felicità, la voglia di sentirsi rappresentate televisivamente portò milioni di donne a sentirsi, a vedersi speciali.

Vivian, interpretata da Julia Roberts, nel bar con l'amica Kit.
Julia Roberts e Richard Gere in Pretty Woman.

 

Riuscimmo tutte a rivederci in Carrie che non era bellissima, che amava i vestiti e aveva fasi sentimentali struggenti e altalenanti. Imperfetta, talmente imperfetta da essere normale, da appassionare ancora a distanza di anni  con quelle storie. Non importa se irreali, finte, costruite su mille favole che ci raccontiamo: quelle storie, quei volti, ci appartengono. Questi personaggi ci assomigliavano, ci somigliano profondamente per quello che ognuna di noi ha saputo vederci.

Carrie, interpretata da Sarah Jessica Parker, è la protagonista principale di Sex&the city

 

Charlotte, Miranda, Samantha e Carrie, le protagoniste di Sex&the city

Bridget Jones è uno di questi personaggi. Tante critiche hanno affollato il web solo la scorsa settimana in merito alla presunta plastica di Renee Zelweger; critiche che a ben vedere sono anche troppe se non si analizza la faccenda criticamente. I commenti acidi non sono il risultato di una rivolta globale contro la chirurgia estetica, la ribellione dei social era per quello che Renee Zellweger ha incarnato e rappresentato per tutte noi durante la sua interpretazione di Bridget Jones. Non fu infatti la trama avvincente o la maestria tecnica delle regia ad emozionarci ma fu lei: Bridget. Eravamo noi, più belle e più ridicole che mai a specchiarci nella nostra controfigura, nel nostro alter ego filmico. Eravamo noi che piangevamo con il gelato, che aspettavamo telefonate, eravamo noi che dividevamo le mutande fra quelle di tutti i giorni e quelle per le “occasioni”. Non è stata solo Reneè Zelweger a modificare il suo viso ma l’ha modificato  involontariamente ad un simbolo, che doveva nella nostra mente rimanere così, eternamente.  Bridget non si sarebbe fatta la plastica, non ne aveva bisogno. Era perfetta così perché proprio lei ci aveva insegnato che nella normalità esiste una bellezza fuori dal comune.  Avevamo creduto con lei che non importava avere qualche chilo in più o essere maldestre nelle occasioni formali e avevamo capito che era stupido avere quella ridicola paura di invecchiare, di non essere più all’altezza, di non saperci più mettere in gioco.

Bridget, interpreta da Renee Zellweger
La chiacchierata mises di Renee Zellweger agli Elle Awards che ha scatenato i social contro bisturi e diete feroci

Poi d’improvviso Bridget è scomparsa e quello che è rimasto è Renee Zelweger che ha paura di invecchiare, che si vede grassa, che voleva cambiare perché non si sentiva più all’altezza. Ci siamo sentite spiazzate, noi, donne normali.  Abbiamo capito di aver perso qualcosa ma in definitiva di aver vinto il premio finale. Tutte noi ci siamo unite per dire che non è quello, la donna non è quella faccia tirata, quel fisico perfetto e longilineo. Ci siamo ricordate tutte di essere Vivian, Carrie e Bridget e di aver saputo resistere, di averle un po’ superate e battute perché noi “normali” lo siamo davvero. Quando si  vince con un personaggio che amiamo, con un proprio mito, però, è sempre un ko tecnico. Tocca trovare un nuovo mito, un nuovo volto. Serve capire cosa ci ha avvicinato e cosa oggi ci allontana da quello che amavamo. Se una donna così bella non ha capito il valore di quello che lei era e rappresentava allora tutte noi abbiamo un po’ fallito e in qualche modo c’è da pensare che tutte noi, forse, pensiamo che sia una scorciatoia da poter prendere.  Rispecchiarsi in una persona significa mettere dentro a quel volto quello che non diciamo, che abbiamo paura di confessarci e questo fa sempre un po’ paura.  Per questo, quando si batte un proprio mito è sempre un po’ una vittoria. È una vittoria perché ci si è migliorati, si è lavorato fino a convivere più o meno bene quel  con che si è cercando di cambiarsi in meglio, cercando di guardare le cose per quel che sono. Perché a noi, donne normali, domani mattina le occhiaie verranno lo stesso e dovremmo conviverci. Saremo noi, con la nostra faccia, sempre. È quello che siamo, nel mondo, e tanto vale guardarsi allo specchio e vedere come sistemare quelle piccole imperfezioni che ci rendono noi, in un modo o nell’altro. È il momento della nostra rivincita, della rivincita di quelle che non sono mai state modelle, di quelle che si mettono a dieta ogni lunedì, di quelle che hanno l’ansia di aver lasciato la porta aperta o il gas acceso, di quelle che si commuovono vedendo il telegiornale, di quelle che conservano miriadi di scartoffie perché un giorno serviranno. È il momento in cui possiamo permetterci di sognare, al di là della moderazione degli eccessi che mettiamo in pratica ogni giorno. Così invece di immaginare un hotel a cinque stelle prendiamo dei voli low cost ed il mondo lo giriamo lo stesso con sorrisi pieni nonostante tutto; ci inventiamo milioni di escamotage per essere donne in carriera e mamme allo stesso tempo facendo salti mortali che neanche in un circo e qualche volta ci concediamo un regalo e magari affittiamo quegli abiti che ci fanno sognare per sentirci come Vivian e Carrie nei loro momenti migliori. Questo è il nostro momento, perché siamo state più forti di Bridget Jones, perché abbiamo resistito alla tentazione di cambiarci e mai a quella di tentare di migliorarci!

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