Il ritorno della Swinging London: le terza giornata della London Fashion Week

Londra oscilla ancora sotto la spinta della moda andando a prendere vecchie ispirazioni e nuove intuizioni e sapendo offrire uno spettacolo eccezionale.  Così come negli anni ’60 la capitale inglese era il fulcro dei cambiamenti della gioventù mondiale, anche in queste ore sembra che il fermento artistico non voglia arrestarsi. Tante le sfilate in programma ieri e molte le passerelle che meritano menzione. Regina della giornata sicuramente la suprema Vivienne Westwood, che presenta una collezione leggermente retrò con abiti a più livelli, leggings strutturati, busti scolpiti, make up drammatico e stampe floreali d’epoca. La stilista non si fa sfuggire l’occasione per rimarcare, come sempre, la sua posizione in merito alle questioni politiche del momento. Su tutti i modelli era visibile il suo “Yes” per l’indipendenza della Scozia dal Regno Unito. Un badge appuntato su ogni singolo abito ha segnalato la sua opinione sul referendum che si terrà proprio nel corso della prossima settimana. L’impegno e la dedizione che da anni la stilista dedica a calare la moda nei problemi reali fa della sua passerella l’evento imperdibile della giornata.

Vivienne Westwood e la sua passerella piena di “Yes” per il referendum di scissione fra Scozia e Regno Unito.

TopShop Unique, invece,  ha aperto e chiuso  la sua sfilata con Cara Delevingne  presentando una linea grintosa e sportiva. Gonne a trapezio e colori dal bordeaux al Blu navy sono i tratti distintivi della linea di quest’anno. Tante le star in sala per la sfilata-evento di Topshop, prima fra tutte Anne Wintour.

Topshop Unique apre la sfilata con Cara Delevingne. Fra le celebrity in sala Anne Wintour.

Ispirata alla modella Marie Halvin ,la sfilata di Matthew Williamson celebra la storia del brand con una collezione molto bella ispirata agli anni ’70 e alle tonalità in voga in quel periodo: rosa caldo, giallo, azzurro e rosso.

Matthew Williamson e la sua collezione ispirata alla top model degli anni ’70 Marie Halvin

David Koma, neo direttore artistico per Thierry Mugler, ha presentato ieri la sua collezione di debutto: elegante nelle sue scollature asimmetriche, trasparenze e tocchi di originalità che si distaccano dalle linee austere cui ci aveva abituato. David Koma presenta la sua collezione come neo direttore artistico di Thierry Mugler.

David Koma presenta la sua collezione come neo direttore artistico di Thierry Mugler

Parole d’ordine per la collezione di Temperley London sono invece “versatile e “nuovo”. I modelli presentati in passerella sono ispirati ai colori dei dipinti e delle xilografie giapponesi. Lo stile proposto è pulito, moderno e giovane con giacche tagliate e gonne da poter indossare anche sui pantaloni.

Temperley London e la sua linea ispirata alle xilografie giapponesi.

Mulberry, ancora senza un direttore artistico, dopo la partenza di Emma Hill lo scorso anno, mette in passerella una collezione-giardino con l’intento dichiarato di riaccendere quel fascino britannico fatto di modernità e attenzione alle nuove generazioni. Per la collezione di Mulberry molte giacche traforate, parka, cardigan e merletti. Una linea che per scelta degli stilisti vuole essere alla portata di tutti ed indossabile in ogni occasione. Senza sforzo invece la passerella di Paul Smith che presenta una collezione senza alcun particolare di rilievo, linee ariose, tasche giganti, pantaloni di cotone e forme comode. Il messaggio della collezione è sembrato: “Le persone normali mettono abiti normali”. Un bel concetto ma che non riesce a far sognare e che quindi rimane lì, nel limbo infinito dell’indossabile ma senza alcuna attrattiva.

Gli anni ’70 e la campagna inglese sono le parole chiave della sfilata di Mulberry

 

 

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